Stanno suscitando sorpresa e spunti di
polemica i testi provvisori di alcune schede delle linee
guida per i nuovi tecnici. Ne parlano oggi diversi
quotidiani, tra cui
Il Messaggero.
Nella scheda di lingua del settore economico
e di quello tecnologico per il primo biennio è scritto "Conoscenze
relative agli aspetti essenziali dell'evoluzione della
lingua nel tempo e della dimensione socio-linguistica
(registri dell'italiano contemporaneo, diversità tra scritto
e parlato, rapporto con i dialetti)".
Il rapporto con i dialetti costituisce una
novità per i "programmi" di insegnamento delle superiori,
anche se è un segno dei tempi del ritorno ad una certa
cultura localistica.
Tra le competenze finali di lingua italiana,
al termine del percorso quinquennale di istruzione tecnica,
si chiede allo studente di saper
stabilire collegamenti tra le tradizioni
culturali locali, nazionali ed internazionali, sia in
una prospettiva interculturale sia ai fini della mobilità di
studio e di lavoro.
L'attenzione alle tradizioni culturali locali
non è una novità, ma sorprende che sia inserita e trattata
nell'ambito linguistico (si pensa forse al dialetto?),
anziché storico, e stupisce ancor più che esso costituisca
una prospettiva interculturale ai fini della mobilità per lo
studio e il lavoro.
È forse un nuovo modo per interpretare gli
obiettivi del trattato di Schengen sulla libera circolazione
dei cittadini in ambito europeo?
tratto da: tuttoscuola.com
martedi 4 maggio 2010